lesbo
Il tempo indeterminato
19.12.2025 |
6.744 |
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"Lucrezia spinse Giorgia sotto di sé, baciandola con passione, la lingua che invadeva la bocca giovane..."
Lucrezia era una notaia di sessant’anni, una donna elegante e autoritaria che esercitava la professione in una grande città del Nord Italia. Divorziata da molti anni, viveva sola in un casolare recentemente ristrutturato, immerso nella periferia verdeggiante, con stanze ampie e silenziose che echeggiavano la sua solitudine.
Lo studio notarile che dirigeva era in crescita costante, e tra le nuove impiegate spiccava Giorgia, una venticinquenne neolaureata in periodo di prova.
Giorgia portava una ventata di freschezza: non si vestiva in modo rigoroso come le altre, preferendo maglioni dai colori sgargianti, jeans strappati e un sorriso contagioso.
Era sempre disponibile, portava dolci fatti in casa e aveva la battuta pronta, conquistando l’affetto di tutte, compresa la severa titolare.
Una sera, al termine di un rogito complicato, rimasero sole in ufficio Lucrezia e Giorgia.
Mentre riordinava la scrivania della ragazza, Lucrezia notò una miriade di oggetti con la bandiera della pace: spille, adesivi, persino un piccolo ciondolo.
“Come mai tutta questa bandiera arcobaleno?” chiese con curiosità.
Giorgia, senza filtri, rispose ridendo: “Sono i giorni in cui si celebra la diversità di genere, dottoressa, io mi sento libera sessualmente, senza preconcetti, mi piacciono le persone, punto. Uomini, donne quello che capita, se c’è chimica.”
Quelle parole colpirono Lucrezia come un fulmine.
In passato, aveva avuto esperienze intense con altre donne, passione che forse aveva contribuito al fallimento del suo matrimonio. Da anni reprimeva quel lato di sé, ma la confessione di Giorgia la fece riflettere a lungo, risvegliando desideri sopiti.
Il giorno successivo, con il contratto a tempo determinato di Giorgia in scadenza, Lucrezia le propose: “Vieni da me stasera per cena.
Dobbiamo parlare del tuo futuro qui.” Giorgia accettò con entusiasmo.
La ragazza si presentò al casolare in modo trasandato come al solito: jeans strappati, una maglietta larga e i capelli lunghi sciolti. Lucrezia, invece, aveva abbandonato la giacca e cravatta per una camicia scollata che metteva in evidenza il suo seno prosperoso, ancora sodo nonostante l’età. Cenarono con un pasto vegano leggero – insalate fresche, tofu grigliato e verdure – che piacque a entrambe.
Gli alcolici non mancarono: vino bianco fresco, poi un liquore dolce.
I bicchieri si susseguirono, e l’eccitazione crebbe piano, calda e inebriante.
Sedute sul divano del salone, Lucrezia iniziò ad accarezzare i capelli lunghi di Giorgia, sfiorandoli con dita esperte.
La ragazza arrossì ma non si ritrasse. “Guardi, dottoressa,” disse con voce un po’ tremante, “non mi tirerò indietro. Come le ho detto, i miei gusti sono variegati.”
Lucrezia sorrise maliziosa.
“Beh, ti insegnerò come si comportano le vecchie signore,” rispose con una battuta, la voce bassa e vellutata.
Prese Giorgia per mano e la accompagnò nella sua camera da letto: un letto enorme con lenzuola di seta, pareti addobbate da quadri meravigliosi, un lusso che lasciava la giovane a bocca aperta.
“Non ho mai visto niente di simile,” mormorò Giorgia, guardandosi intorno intimidita.
Si avvicinarono, le mani che tremavano di desiderio.
Iniziarono ad accarezzarsi piano, baciandosi con urgenza crescente.
Si spogliarono reciprocamente: Giorgia fu veloce, tolse la maglietta, il reggiseno semplice e i jeans, rivelando un corpo giovane e snello, con un seno piccolo e sodo, capezzoli rosa e delicati.
Lucrezia, invece, indossava una gonna elegante, reggicalze che tenevano su calze di seta, e un reggiseno contenitivo.
Quando Giorgia le slacciò il reggiseno, il seno prosperoso della notaia si liberò, pesante ma ancora incredibilmente sodo, non ceduto agli anni.
I capezzoli erano sporgenti, duri e invitanti, con areole larghe e scure, coronate da un’aureola ampia e sensibile.
Giorgia rimase a bocca aperta, fissandoli ipnotizzata.
“Dio, sono… perfetti,” sussurrò.
Lucrezia rise piano, provocandola.
“Beh, non guardarli e basta. Se ti piacciono così tanto, fammi sapere. Fammi vedere cosa sai fare con queste.”
Giorgia, imbarazzata dalla differenza – il suo seno minuto contro quella opulenza matura – esitò un secondo, ma poi si avvicinò.
Iniziò con la lingua umida, leccando piano i capezzoli enormi, tracciando cerchi lenti intorno alle areole larghe.
Succhiò uno, forte, facendolo indurire ancora di più tra le labbra, mentre con la mano impastava l’altro seno, sentendo il peso caldo e morbido.
Lucrezia gemette, inarcandosi, afferrando i capelli della ragazza per guidarla.
“Brava, così… lecca più forte, mordicchiali piano.”
Giorgia obbedì, alternando baci bagnati e succhiate voraci.
La lingua scivolava sulle areole, leccandole interamente, bagnandole di saliva fino a farle luccicare.
Poi prese un capezzolo tra i denti, tirandolo delicatamente, mentre l’altra mano scendeva tra le cosce di Lucrezia, trovando il reggicalze slacciato e le mutandine già umide.
Lucrezia ansimava, le mani che esploravano il corpo giovane: sfiorava il seno piccolo di Giorgia, pizzicando i capezzoli rosa fino a farla gemere, poi scendeva sul suo sesso rasato, già bagnato e gonfio.
Si sdraiarono sul letto enorme, corpi nudi intrecciati.
Lucrezia spinse Giorgia sotto di sé, baciandola con passione, la lingua che invadeva la bocca giovane.
Le mani della notaia scivolarono tra le gambe della ragazza, aprendo le labbra umide del suo sesso, sfregando il clitoride turgido con dita esperte.
Giorgia inarcò la schiena, gemendo forte mentre Lucrezia infilava due dita dentro di lei, scopandola piano ma profondamente, il pollice che premeva sul clitoride.
“Sei così bagnata, piccola,” mormorò Lucrezia, la voce rauca.
“Ora tocca a te.”
Giorgia, eccitata oltre misura, si posizionò tra le cosce aperte della donna più grande. Leccò il sesso di Lucrezia, maturo e invitante: labbra carnose, clitoride prominente nascosto tra pieghe umide.
La lingua della giovane entrò in azione, leccando dall’ano fino al clitoride, succhiandolo forte, infilandosi dentro la figa calda e contratta.
Lucrezia gridò di piacere, le mani nei capelli di Giorgia, spingendola più a fondo. “Sì, lecca la mia figa, troietta… più forte, fai venire la tua capa.”
Si contorsero per ore, in un turbine di leccate, dita e tribadismo: Giorgia strusciava il suo sesso contro quello di Lucrezia, clitoridi che si sfregavano bagnati e scivolosi, seni che si schiacciavano uno contro l’altro.
Lucrezia venne per prima, un orgasmo violento che la fece tremare, schizzi di umori che bagnarono le lenzuola.
Poi fu il turno di Giorgia, cavalcando la faccia della notaia, venendo con urli soffocati mentre Lucrezia le succhiava il clitoride senza pietà.
Esauste, si accoccolarono nude sul letto, corpi sudati e soddisfatti. “Benvenuta a tempo indeterminato,” sussurrò Lucrezia con un sorriso, baciando la fronte della ragazza.
La notte era solo all’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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